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blog socialista fondato da Carlo Rosselli e Pietro Nenni
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Il socialismo, colto nel suo aspetto essenziale, è l'attuazione progressiva della idea di libertà e di giustizia tra gli uomini: idea innata che giace, più o meno sepolta dalle incrostazioni dei secoli, al fondo d'ogni essere umano; sforzo progressivo di assicurare a tutti gli umani una eguale possibilità di vivere la vita che solo è degna di questo nome, sottraendoli alla schiavitù della materia e dei materiali bisogni che oggi ancora domina il maggior numero; possibilità di svolgere liberamente la loro personalità, in una continua lotta di perfezionamento contro gli istinti primitivi e bestiali e contro le corruzioni di una civiltà troppo preda al demonio del successo e del denaro.

Carlo Rosselli


Ora voi vi sarete certamente chiesti [...] perchè la stampa fascista schizza veleno [...] contro i "rossi" che accusa di ogni delitto.
I delitti dei "rossi" noi li conosciamo. Ecco i principali:
i "rossi" vogliono la libertà per tutti;
i "rossi" vogliono abbattere il feudalesimo industriale e bancario;
i "rossi" vogliono che la terra sia dei contadini;
i "rossi" vogliono che il prete dica messa in chiesa ma rispetti coloro che non credono nel suo Dio o nella sua Chiesa;
i "rossi" vogliono che la Repubblica sia democratica e che nell'ambito della democrazia prepari il progresso degli umili e prepari le condizioni per la soppressione delle classi;
i "rossi" vogliono che l'esercito sia l'esercito democratico del popolo per la salvaguardia della libertà e del paese e non uno strumento di oppressione;
i "rossi" vogliono la libertà di stampa, di riunione, di organizzazione.

Pietro Nenni
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AVVISO AI LETTORI

Stiamo lavorando al rinnovo della sezione "Due parole su di noi".
Per consultare la vecchia versione della sezione basta cliccare QUI

Noi
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APPUNTAMENTI:



V
CONGRESSO STRAORDINARIO

DEI SOCIALISTI DEMOCRATICI ITALIANI

Fiuggi 13-15 Aprile

 



IV CONGRESSO DEI

DEMOCRATICI DI SINISTRA

Firenze 19 -21 Aprile




Sala del Refettorio – Biblioteca Camera dei Deputati, Via del Seminario, 76

Quarto incontro della Scuola per la buona politica

sul tema

Rappresentanza, partiti, governi

Intervengono

Massimo Luciani, Mariuccia Salvati

giovedì 19 aprile, ore 14.00



 
Trieste, giovedì 19 aprile 2007, ore 17.00.

Presso il Teatro Miela verrà proiettato il film:

"Un leader in ascolto", di Pietro Medioli. Il filmato prodotto dall'Associazione Centenario e dalla Fondazione Di Vittorio ripercorre attraverso immagini, interviste e filmati la biografia sindacale e politica di Luciano Lama.

Seguirà un dibattito presieduto e coordinato da TULLIA CATALAN,

al quale parteciperanno,

ARIELLA VERROCCHIO, Direttore scientifico Istituto “Livio Saranz”

FABRIZIO LORETO, Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

PIETRO MEDIOLI, Regista.

Conclude

FRANCO BELCI, Segretario generale NCCdL Trieste.

L'iniziativa è organizzata dall' Istituto “Livio Saranz” Centro Studi, Ricerche e Documentazione sul Movimento sindacale a Trieste e nel Friuli Venezia, dall'Associazione Centenario, dalla Camera del Lavoro di Trieste e si colloca all'interno delle manifestazioni realizzate in occasione del Centenario della CGIL.




Roma, 23 Aprile 2007, Camera dei Deputati, Palazzo Marini, Sala delle Conferenze, ore 9.00

Convegno: "Le donne e la Resistenza"

Nirvana Nisi, Segretaria confederale UIL

Gianni Salvarani, vice Presidente Istituto Studi Sindacali




Prato, lunedì 23 aprile 2007, ore 9.00.

Presso il Museo del Tessuto, in via S. Chiara 24, si terrà il Convegno, "1944. Salviamo i macchinari per salvare il lavoro".

Il programma:

Saluti del Sindaco di Prato, Marco Romagnoli e del Presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli.

Presiede: Ennio Saccenti, Presidente A.N.P.I. Prato.

Relazione introddutiva: Manuele Marigoli, Segretario Generale CGIL di Prato.

Testimonianze: Giorgio Macrì, Vasco Guarducci, Fiorello Fabbri.

Conclude: Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

L'iniziativa è promossa dall'ANPI di Prato e dalla CGIL di Prato.



 

Buenos Aires, mercoledì 25 aprile 2007, ore 10.00.   

L'ANPI argentina, in collaborazione con l' Associazione Insieme, il Circolo Sandro Pertini, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, organizza una manifestazione in occasione del 25 aprile.

All'iniziativa che si terrà in Piazza Italia, parteciperanno, oltre alle autorità argentine, Renato Zanchetta, Presidente ANPI Argentina, Stefano Ronca, ambasciatore italiano in argentina, Edmondo Zuain, Responsabile Diritti umani, Ministero Esteri Argentina, Antonio Bruzzese, coordinatore esteri, Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

Nicoletta Rocchi, segretaria della CGIL nazionale.

Saranno presenti ex partigiani della Grande Buenos Aires.

Seguirà la deposizione di una corona di allori sulla tomba di Giuseppe Garibaldi.



 
60° anniversario della strage di Portella della Ginestra

Numerose le iniziative in Sicilia per la celebrazione di tale ricorrenza.  

26 Aprile – 1 Maggio




In occasione della festa della Liberazione

la Comunità Ebraica di Torino propone il seguente tema di riflessione:

GLI STATI NEUTRALI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Giovedì 26 aprile 2007, ore 16.00

Centro sociale Comunità Ebraica

Piazzetta Primo Levi 12 – TORINO

Tel. 011 658585

PROGRAMMA


La Fondazione "Filippo Turati"

partecipa alla mostra

"LA VETRINA DEGLI ARCHIVI" documenti per la memoria

27 aprile - 18 maggio 2007

da lunedì al sabato ore 10,00-18,00

ingresso libero

 



“Una nuova generazione e il Partito del Socialismo PSE italiano”

Organizzata dal Coordinamento Giovanile mozione Scotto – Pataffio, Sinistra DS

Sabato 28 Aprile a Tivoli presso il Park Hotel Imperatore Adriano

Dalle 10.00 alle 20.00



 

Santiago del Cile, sabato 28 aprile 2007, ore 10.30.

In occasione del 1° maggio, presso la sede del Parlamento cileno, si terrà un seminario organizzato dall'Associazione Insieme, che rappresenterà un'occasione di riflessione sull'importanza e sui valori espressi nella festa dei lavoratori.

La CGIL rappresentata da Nicoletta Rocchi, (segretaria CGIL nazionale), ricorderà in occasione del 60° anniversario, la strage di Portella della Ginestra.

Per la Fondazione Giuseppe Di Vittorio sarà presente Antonio Bruzzese, coordinatore esteri FDV.



 
Roma, giovedì 3 maggio 2007, ore 9.30.

Presso il Teatro Italia, in via Bari 18, si terrà la celebrazione del centenario del sindacato dei ferrovieri.

L'iniziativa è promossa dalla FILT - CGIL e dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

Il programma:

Relazione introduttiva, Franco Nasso Segretario Nazionale FILT - CGIL.

Relazione storica e presentazione del libro, "Lavoro e identità".

I cento anni del Sindacato Ferrovieri italiani.

Relazione storica, Prof. Adolfo Pepe, Università di Teramo, Direttore Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

Testimonianza ex Dirigenti dello SFI.

Interventi:

Ing. Mauro Moretti, Amministratore delegato, Ferrovie dello Stato.

Prof. Alessandro Bianchi, Ministro dei Trasporti.

Conclusioni:

Guglielmo Epifani, Segretario generale della CGIL.

Presiedono:

Carlo Ghezzi, Presidente Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

Fabrizio Solari - Segretario generale FILT - CGIL.

Alle ore 15.00 verrà proiettato il film di Pietro Germi, "Il ferroviere".



 
Ascoli Piceno, sabato 5 maggio 2007, ore 10.00.

Presso la libreria Rinascita, si terrà la presentazione del libro, "Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche 1900 - 1970", a cura di Roberto Giulianelli e Massimo Papini.

Il volume è edito dalla casa editrice Ediesse.

Parteciperanno, Giancarlo Collina, Segretario Camera del Lavoro di Ascoli Piceno, Adolfo Pepe, Direttore Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Federico Albertini, Istituto di Storia Contemporanea di Ascoli Piceno.

Presiede, Costantino Di Sante, Istituto di Storia Contemporanea di Ascoli Piceno.

Saranno presenti i curatori.

La manifestazione è organizzata dall'Associazione Centenario, dalla CGIL di Ascoli Piceno, dall'Istituto Provinciale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche e dell'età contemporanea, e dall'Alpa.




Presentazione del libro di Richard Newbury "Elisabetta I" allo Spazio QCR Via degli Alfani 101 rosso a Firenze, lunedì 7 maggio ore 17.00. Intereventi di Roberto Coaloa, giornalista del Sole XXIV Ore, Vanessa Hall Smith, direttrice del British Institute, Silvana Nitti, docente di Storia Moderna all'Università di Napoli, Valdo Spini deputato, presidente della Fondazione Rosselli. Un ritratto - affettuoso e pieno di humor - della grande Elisabetta, sovrana regnante che rifiutò di diventare regina consorte, massimo monarca inglese di ogni tempo. Ereditato un paese sull'orlo della guerra civile e di religione, Elisabetta regnò per quasi mezzo secolo facendo la differenza: pacificò e fece della debole Inghilterra cattolica una potente nazione protestante - la cui chiesa è oggi la terza tra quelle cristiane - , con il primo governo parlamentare dell'era moderna nonché una marina, una City e una lingua destinate a conquistare il mondo. Di questa madre del mondo moderno, scomunicata da Pio V, papa Sisto V disse " Guardate come governa! E' solo una donna, solo la signora di mezza isola eppure si fa temere da tutti".


DALLA SEZIONE "Ex libris":

Pamphlet feroce e provocatorio fin dal sottotitolo : "Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni". Prende di mira la deriva del giornalismo, italiano ma non solo, sempre più lontano dalla cronaca e sempre più afflitto dai virus dell'"opinionite" e dell'"intervistite", cioè da un'informazione che privilegia i detti e i contraddetti alla rigorosa ricostruzione degli avvenimenti. Così proliferano con estrema facilità le bufale più incredibili: da quella dell'aviaria ("Il giornalismo dei polli") a quelle su Tangentopoli e Mafiopoli, per non parlare del "cimicione" di Berlusconi, della Telekom Serbia, delle guerre spacciate per missioni di pace. Fra i bersagli prediletti: Bruno Vespa, Barbara Palombelli, Giuliano Ferrara e la "lobby di Lotta Continua", ma anche i "giornalisti transgenici" coinvolti negli scandali di Calciopoli (come Lamberto Sposini), di Vallettopoli (come Cesara Buonamici) e del SISMI, con l'harem dei giornalisti fedeli a Nicolò Pollari e Pio Pompa. A proposito di Renato Farina, alias fonte Betulla, Travaglio domanda: "Ma che deve fare un giornalista, in Italia, per essere radiato dalla professione? Forse afferrare un computer e sfasciare il cranio dei colleghi in redazione?"

SE NON LO AVETE LETTO:



La sera del 10 aprile 1991 lo scalo civile di Livorno sembra un porto militare statunitense, con molte navi militarizzate di ritorno dalla prima guerra del Golfo. Quella stessa sera, il traghetto Moby Prince salpa da Livorno diretto a Olbia. Dopo pochi minuti di navigazione entra in collisione con una petroliera ancorata in rada che trasporta greggio altamente infiammabile. È una strage, la più grande tragedia della marineria civile italiana: 140 persone muoiono tra le fiamme a bordo della nave passeggeri. Queste pagine tentano di ricostruire in modo preciso e minuzioso le indagini, facendone emergere i lati meno chiari con l'obiettivo di cercare la verità.

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PER SCRIVERE ALLA REDAZIONE:

ilquartostato@virgilio.it

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PERTINI


 

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26 maggio 2006


REFERENDUM OSCURATO DALLA POLITICA SHOW
di Stefano Rodotà


È legittimo chiedere ai politici una tregua, una moratoria, una provvisoria rinuncia, una temporanea astinenza che arresti la bulimia con la quale si avventano voracemente su tutti i talk-show che quotidianamente li convocano per discutere di qualsiasi tema? E´ legittimo chiedere ai politici del centrosinistra di partecipare solo alle trasmissioni nelle quali possano parlare del referendum costituzionale del 25 giugno?
Credo che vi siano molte buone ragioni per fare queste domande, e rispondere di sì. Si è creato un generale e indistinto contenitore televisivo, che ingoia politica e politici, che ormai ha poco a che fare con una giusta e diretta comunicazione con l´opinione pubblica, trasformato com´è in una triste e ripetitiva vetrina, in un palcoscenico dove si mettono in scena prevedibili risse e tic ormai familiari, che gli spettatori più o meno smaliziati aspettano come se assistessero ad un serial. In quest´unico, grande contenitore (o frullatore?) è cancellata ogni gerarchia, il delitto truculento, la baruffa nel mondo dello spettacolo o le questioni dell´occupazione si vedono attribuito lo stesso valore proprio dalla presenza degli stessi attori.
Da qui nasce la seconda domanda. L´agenda politica è stata sequestrata, o almeno distorta, dal sistema dei talk-show. Così la richiesta di parlare solo del referendum non riflette soltanto l´importanza del tema e dell´occasione, ma anche un tentativo della politica di avere voce nella fissazione di questa agenda pubblica parallela (e talvolta soverchiante), nella definizione delle priorità.
Finora questa voce non si è manifestata. Nella campagna elettorale dell´Unione la questione referendaria non ha trovato un posto significativo (eufemismo), pur trattandosi della materia maggiormente espressiva della distanza profonda tra i due schieramenti, della logica sostanzialmente eversiva dell´ordine costituzionale che ha accompagnato l´intero operare di Governo e maggioranza nella passata legislatura. Si dirà che non v´è stata nessuna sottovalutazione, ma soltanto un rinvio legato alla separazione temporale tra voto elettorale e voto referendario. E questo è stato un errore, non tanto perché non si è utilizzato un argomento politicamente forte, ma soprattutto perché, scorporato dal contesto politico generale, il tema referendario rischia di essere percepito come questione tecnica, per molti versi difficile da comprendere.
Ora la forza dirompente del referendum costituzionale è, o dovrebbe essere, davanti agli occhi di tutti. Berlusconi ha dichiarato di volerne fare una occasione di rivincita. E quale rivincita sarebbe! Lo sconfitto catturerebbe il vincitore, obbligato in futuro ad obbedire alle regole fissate dall´altro. La strategia referendaria dovrebbe essere lineare, e invece rischia di complicarsi. Si dice: non al muro contro muro, trasferendo impropriamente sul voto di giugno le preoccupazioni sulla "spaccatura" del paese. Ma il referendum ha nella sua natura l´alternativa secca, è il regno del "sì o no", e l´esperienza mostra che i referendum sono stati vinti solo quando ci si è presentati con assoluta chiarezza. E poi: per evitare il muro contro muro bisogna essere in due, e non sembra che l´attuale opposizione sia percorsa da questi spiriti, tanto che ha richiamato all´ordine i riottosi, ottenendo dichiarazioni di fedeltà assoluta anche da chi, come l´Udc, aveva in passato dichiarato che si trattava di materia da affidare alla libertà di voto. Se vi fosse da parte dell´Unione un sia pur lieve disarmo unilaterale, gli elettori non capirebbero e si regalerebbe un vantaggio non piccolo ai sostenitori della sciagurata riforma.
In realtà, il ricorso all´argomento del muro contro muro è anteriore all´esito elettorale e svela un obiettivo politico consistente nel tentativo di definire fin d´ora quella che dovrebbe essere una possibile politica costituzionale per il dopo referendum. Su questo bisogna essere chiari. Solo dicendo che quella riforma è pessima, ed eliminandola, sarà possibile riprendere seriamente la discussione sulla Costituzione, senza ipoteche preventive. Solo abbandonando le velleità dell´ingegneria costituzionale, che hanno già fatto troppi danni, si potrà avviare una equilibrata "manutenzione" di una Costituzione che rimane buona, che richiede interventi solo su pochi e precisi punti, che dev´essere salvaguardata nella sua prima parte dedicata alle libertà e ai diritti. Solo recuperando nel suo significato profondo la cultura costituzionale è possibile vincere la prova referendaria ed avviare una stagione affidata ad un costituzionalismo maturo.
L´appannamento della cultura costituzionale è grave, evidente, ha molte cause. Molti segnali recenti lo confermano. Nel tentativo di superare il muro contro muro, durante l´elezione del Presidente della Repubblica, si è offerto all´opposizione un negoziato su regole e principi costituzionali che non sono disponibili per nessuna trattativa politica. Assistiamo in questi giorni all´aggressione ai senatori a vita, doppiamente avvilente: perché vuole ridurli a figure puramente decorative, incapaci d´intendere e di volere nell´esercizio pieno della loro funzione istituzionale; perché ha determinato una spinta ad attrarre un alto ruolo istituzionale nella perversa logica della spartizione. Non è la prima volta che ciò avviene. Mai, però, in modo così conclamato, e spudorato. Si è chiesto ad alta voce un "riequilibrio". In sostanza, il Presidente della Repubblica dovrebbe nominare un senatore a vita doc, a denominazione di origine controllata di destra, che garantisca così preventivamente il modo in cui voterà. Sarebbe anche questa una delle condizioni per superare il muro contro muro? O questo modo d´intendere le istituzioni non è pure la conseguenza del modo approssimativo e frettoloso con cui si è corsi verso il bipolarismo, che ci ha regalato anni terribili e sul quale pare che nessuno sia disposto a riflettere?
Ma le questioni costituzionali non sono affare del solo ceto politico. Oggi sono in campo i cittadini, che decideranno con il loro voto il futuro costituzionale dell´Italia. E questo momento ha una forza politica dirompente, perché il modo in cui si ridisegnano la forma di Stato e di governo è destinato ad incidere profondamente sugli stessi valori fondativi del patto costituzionale. E´ un momento nel quale non può essere assente o flebile la voce degli studiosi di diritto costituzionale, se essi non intendono la loro funzione culturale soltanto come l´accompagnamento più o meno rassegnato di quel che fa una politica sempre più autoreferenziale, sempre più prigioniera di un uso puramente congiunturale delle istituzioni.
Si indichi pure, se si vuole, qualche intervento specifico da attuare se si riuscirà a cancellare l´attuale testo (a cominciare dalle indispensabili modifiche alla cattiva riforma del titolo V della Costituzione a suo tempo approvata dal centrosinistra). Ma il punto forte della campagna elettorale deve essere appunto un richiamo esplicito ai valori fondativi della Costituzione, al collegamento tra questi e i valori espressi nella Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea, allargando così l´orizzonte culturale e politico e rendendo esplicita l´ispirazione ideale che deve guidare il nuovo governo.
Questa è la via per costruire quel consenso popolare che nessuna argomentazione puramente tecnica può far nascere. E si avvierebbe pure quella rigenerazione della politica che non può essere affidata soltanto alle alchimie ed agli annusamenti tra partiti.




permalink | inviato da il 26/5/2006 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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