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		blog socialista fondato da Carlo Rosselli e Pietro Nenni
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        <published>2007-06-02T16:28:44Z</published>
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		  <STRONG><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" color=#ffffff><FONT face="Courier New" color=#ff8c00 size=6><U>I CAMMELLI AL GALOPPO NELLA CRUNA DELL'AGO</U></FONT><BR><FONT face="Times New Roman">di Eugenio Scalfari<FONT size=1><BR></FONT><BR><IMG alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/IlQuartoStato/family%20day.jpg" border=0><BR></FONT></FONT></STRONG>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Il familismo&nbsp;è la base della società italiana, così ha scritto ieri su&nbsp;"la Repubblica" Francesco Merlo e tutti concordiamo con lui. Lo è nel bene e nel male. Tutti siamo figli di mamma - si dice e si sa - e di mamma ce n'è una sola; a lei si ricorre anche nell'età adulta per ritrovare serenità, conforto, ristoro ed anche, con l'avanzare degli anni, per proteggerla e accompagnarla affinché non si senta sola in vista dell'ultimo appuntamento.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Familismo non è necessariamente sinonimo di famiglia. Il primo è un modo d'essere e di sentire, la seconda è un'istituzione convalidata da un contratto che per i cattolici realizza anche un sacramento. Spesso però quei due termini coincidono ibridandosi reciprocamente. Quando questa compenetrazione avviene la micro-istituzione familiare si chiude a riccio, esclude e non include, rischiando di diventare omertosa e di far prevalere la difesa dei propri confini sulla solidarietà civica e perfino sull'amore del prossimo.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Le società profondamente cristiane - se ancora ce ne sono - conoscono questo contrasto che ha le sue radici addirittura nella predicazione di Gesù di Nazareth. Dopo aver incitato i discepoli e il popolo che lo seguiva all'amore e alla carità, egli aggiunse: "Voi credete che io sia venuto a portare la pace ma io ho portato la spada. Io metterò il padre contro il figlio, la figlia contro la madre, il fratello contro il fratello. Chi verrà con me abbandonerà la famiglia. La mia famiglia non sono mio padre e mia madre ma siete voi che credete in me".<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>È un passo dei Vangeli molto controverso che ha una sola interpretazione possibile: Gesù pone se stesso come simbolo di carità e amor del prossimo e vede i legami familiari e l'egoismo di gruppo che li può intridere come una barriera da abbattere se il cristiano vuole aprirsi al comandamento dell'amore del prossimo. In questa visione la famiglia, luogo di amore, non può che essere aperta e inclusiva. Se non lo è il Maestro esorta i suoi seguaci ad abbattere il muro che la protegge e ad aprire le braccia e il cuore al Dio della misericordia, della tenerezza, del bene.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Noi laici, ma non ghibellini, vorremmo che questa fosse la visione della famiglia che ha radunato ieri, in piazza San Giovanni, una gran folla di persone per iniziativa di molte associazioni cattoliche, dei preti e dei Vescovi italiani. I promotori di quel raduno hanno sostenuto che proprio questa è stata la sua motivazione. E poiché l'istituzione familiare vive nel nostro tempo e deve sopperire ai bisogni e alle sfide quotidiane, gli obiettivi concreti della manifestazione sono stati anche quelli di premere sul governo affinché delinei una politica di sostegno economico alle famiglie per renderle più sicure del loro futuro e indurle anche per questa via a crescere e a moltiplicarsi.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Ebbene, spiace dirlo ma le cose ieri pomeriggio non sono andate così. Né era possibile - ammettetelo - che quella moltitudine non fosse strumentalizzata. Basta aver visto con quale entusiasmo sono stati accolti prima Fini e poi Berlusconi. Basta aver ascoltato le parole pronunciate da quest'ultimo un minuto prima di fare la sua comparsa e incassare l'ovazione che gli è stata tributata dalla piazza di San Giovanni.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>"Io sono qui" ha detto "per testimoniare che i veri cattolici non possono stare a sinistra; non possono stare con i comunisti che hanno ridotto <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Chiesa">la Chiesa</st1:PersonName> al silenzio e ancora vorrebbero ridurre la religione a un fatto privato. Io sono qui per far sì che <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Chiesa">la Chiesa</st1:PersonName> possa liberamente parlare e affermare la propria verità e i propri valori che sono anche i nostri".<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>E così è stato servito il buon Pezzotta, organizzatore ufficiale del raduno, affannatosi per settimane a rassicurare che nessun colore politico avrebbe prevalso in quella piazza e in quella moltitudine, che cattolici e non cattolici avrebbero potuto e dovuto affratellarsi in nome della famiglia, dei suoi diritti e dei suoi doveri.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Se Pezzotta - come ci ostiniamo a sperare per lui - è un uomo di buona fede, dovrebbe aver passato una pessima nottata nel constatare che i suoi sforzi sono stati ridicolizzati dalla realtà. Oppure - se si rallegrerà per quanto è accaduto - dovremo concludere che ha tentato di prendere in giro gli italiani che la pensano diversamente dalle piazzate berlusconiane.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Che Pezzotta sia un ingenuo si può anche concedere, ma sono altrettanto ingenui i vescovi della Conferenza episcopale? E il papa che anche dal Brasile ha seguito con attenta intenzione la manifestazione romana? (Apprendo ora dal telegiornale che Pezzotta con aria felice ha detto: "Il papa sarà contento di questa giornata". Tanto ingenuo dunque non è).<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>In realtà il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da anni gli italiani con lo sventolio dei loro interessi e dei valori usati per ricoprirli. Hanno trasformato <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Chiesa">la Chiesa</st1:PersonName> italiana nella più potente delle "lobby". Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare. Hanno attinto a piene mani ai fondi provenienti dall'8 per mille versato nelle loro casse dallo Stato italiano. Stanno risuscitando il clericalismo e l'anticlericalismo. Sono entrati a gamba tesa nell'agone politico a dispetto della lettera e dello spirito del Concordato.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Questo è accaduto ieri. Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori e agli interessi delle famiglie; ma perché quella stessa gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi della destra a cominciare dal suo leader massimo.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo. Siamo contro chi volesse ridurre <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Chiesa">la Chiesa</st1:PersonName> al silenzio, anche se non c'è nessuno che lo voglia. Ma siamo soprattutto contro chi sta riducendo al silenzio i laici e facendo a pezzi la laicità.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Da questo punto di vista bene hanno fatto i radicali e quanti ne hanno condiviso l'iniziativa a promuovere il raduno del "coraggio laico" a piazza Navona. La sproporzione delle forze in campo era evidente e proprio per questo è stata usata la parola coraggio.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Il grosso del centrosinistra era assente. In ascolto, hanno detto i suoi leader. Ebbene, ora hanno ascoltato. Di incoraggiamenti per una politica di sostegno finanziario alle famiglie non c'era bisogno: una parte delle scarse risorse disponibili è già stata impegnata dal governo in quella direzione; altre provvidenze saranno decise nel convegno di Firenze promosso dal governo e Rosy Bindi.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Resta l'accoppiata tra <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Chiesa">la Chiesa</st1:PersonName> italiana e la destra, fragorosamente espressa da mesi e culminata nella giornata di ieri. Si spera che i leader del Partito democratico abbiano ascoltato con profitto e che almeno un briciolo di coraggio laico sia penetrato nelle loro menti.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei mercanti e li scacciò a frustate dal Tempio. Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva usare la spada quando fosse necessario.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Ha detto tante cose Gesù di Nazareth. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Chiesa">la Chiesa</st1:PersonName> di oggi abbia ancora il diritto di usarlo e non parli invece sempre di più con lingua biforcuta. Per vedere se il ritorno al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo per il sentimento religioso. Per vedere se i papisti di oggi lottino ancora affinché gli ultimi siano i primi. Infine per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" face=Verdana color=#ffffff><STRONG>Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di massa su Gesù di Nazareth. Non credo che il trono e l'altare uniti insieme siano di suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si voglia considerare.</STRONG></FONT></FONT></P>
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		  <STRONG><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" color=#ffffff><FONT color=#ff8c00><FONT face="Courier New" size=6><U>BLUFF TRUST</U></FONT><BR></FONT><FONT face="Times New Roman">di Marco Travaglio<FONT size=1><FONT size=1><BR></FONT><BR><IMG alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/IlQuartoStato/mediaset.jpg" border=0><BR></FONT></FONT></FONT></STRONG>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Il blind trust per fingere di risolvere il suo conflitto d’interessi lo inventò Berlusconi nel ’94. Andò al governo e nominò tre «saggi» ad hoc, poi purtroppo dispersi nella tundra. All’epoca il centrosinistra rideva del blind trust e lo chiamava «blind truff», spiegando che esso può impedire a un governante di favorire le sue aziende, ma non alle sue tv e ai suoi giornali di favorire lui. Persino Confalonieri, che ogni tanto esce al naturale e confessa, ammise che «il blind trust per le tv non risolve nulla: l’unica soluzione è la vendita». Oltretutto, come insistevano Galante Garrone, Visalberghi, Pizzorusso, Sylos Labini, Flores d’Arcais, Veltri e altri, Berlusconi è ineleggibile in base alla legge del <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:metricconverter ProductID="1957 in" w:st="on">1957 in</st1:metricconverter> quanto concessionario pubblico. Lo ribadì D’Alema nel 2001: «Berlusconi era ed è ineleggibile» e fu dichiarato eleggibile, scaricando l’ineleggibilità su Confalonieri, con una «finzione giuridica». Ora curiosamente i maggiori partiti dell’Unione hanno cambiato idea sposando il blind trust di Berlusconi (che finge di non volere nemmeno più quello): l’ineleggibilità, sostenuta per anni e prevista da una legge dello Stato, sarebbe roba da «sinistra radicale» e andrebbe sostituita con una lieve incompatibilità, perché «incostituzionale». Strano: <st1:PersonName ProductID="la Consulta" w:st="on">la Consulta</st1:PersonName> non l’ha mai detto. Il sindaco di Rimini è decaduto in quanto ineleggibile perché primario nell’ospedale comunale. Un consigliere di circoscrizione a Milano è decaduto in quanto ineleggibile perché portiere in uno stabile comunale. Invece un tizio concessionario dello Stato per tre tv nazionali è eleggibilissimo e, finché resta all’opposizione, non è in conflitto d’interessi. Lo sarà solo se, grazie alle sue tv, tornerà al governo. Poi potrà risolvere comodamente la faccenda parcheggiando le azioni in un blind trust o abolendo la legge che gli impone di farlo. Questo prevede, in sintesi, il ddl sul conflitto d’interessi voluto da Dl, DS, PRC e Boato.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" face=Verdana color=#ffffff size=3><STRONG>Venerdì, in commissione Affari costituzionali, il giurista Orazio Licandro del PDCI, sostenuto dai dipietristi e dalla sinistra ex-DS, ha proposto una soluzione a tenaglia, in due fasi. La prima riguarda le cariche elettive (parlamentare, consigliere regionale, provinciale, comunale, sindaco, presidente di provincia e regione): ineleggibilità per chiunque possegga grandi imprese, tv, radio, giornali e si candidi partendo avvantaggiato sugli altri candidati. Come i candidati devono presentare la dichiarazione antimafia,altrimenti <st1:PersonName ProductID="la Corte" w:st="on">la Corte</st1:PersonName> d’appello li cancella dalla lista, così l’imprenditore o l’editore deve vendere tutto in anticipo. Altrimenti non può esser eletto, dunque non si candida. La seconda fase riguarda le cariche non elettive (premier, ministro, sottosegretario, assessore): incompatibilità in caso di possesso di beni superiori a una certa soglia. Anche il ddl Franceschini-Violante passato in commissione prevede l’incompatibilità per le cariche di governo (nulla invece per quelle elettive). Ma, diversamente dalla proposta Licandro, non contiene sanzioni. Poniamo che Berlusconi torni premier senza vendere le aziende né conferirne le azioni al blind trust. A questo punto - dice la legge dell’Unione - l’Antitrust accerta il conflitto e gli intima di rimuovere la causa di incompatibilità o rinunciare alla carica. Se lui tace, è come se optasse per i suoi interessi e dunque il Garante comunica alle alte cariche dello Stato la sopraggiunta incompatibilità. Ma qui casca l’asino: non è previsto alcun automatismo di decadenza. Chi è incompatibile può restare premier, o ministro, senza che nessuno possa farci niente. I suoi atti saranno nulli e inefficaci se parteciperà al voto, ma basterà che si astenga uscendo dalla stanza, e saranno validi. Si crea un nuovo Limbo, dopo quello appena abolito dal Papa. La parola «decadenza», nel testo varato venerdì, non compare mai. Scusa ufficiale: <st1:PersonName ProductID="la Costituzione" w:st="on">la Costituzione</st1:PersonName> non prevede la revoca dei ministri (come ogni cosa non prevista fosse vietata). Ricapitolando: chi è in conflitto d’interessi può essere eletto; se riceve incarichi di governo, deve girare le azioni al blind trust; se non lo fa, non c’è modo di sloggiarlo. Naturalmente Berlusconi si finge disperato, aiutando chi ha concepito questa barzelletta a spacciarla agli elettori per una legge draconiana. E chi dissente è un pericoloso agitatore di «sinistra radicale». Fossero vivi Sylos Labini e Galante Garrone, saprebbero bene come qualificare questa pantomima. Ma, anche da morti, sono molto più vivi di tanti morti viventi.</STRONG></FONT></P>
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		  <STRONG><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" color=#ffffff><FONT face="Courier New" color=#ff8c00 size=6><U>DOVE CONDUCE UN'OPERAZIONE TRASFORMISTA </U></FONT><BR><FONT face="Times New Roman">di Emanuele Macaluso<BR></FONT><BR></FONT></STRONG>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" face=Verdana color=#ffffff size=3><STRONG>«<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:PersonName ProductID="La Margherita" w:st="on">La Margherita</st1:PersonName> schierata nel paese di Sciascia con AN contro i DS. Il segretario dell'UDC (il partito di Cuffaro) che ad Agrigento si dimette per diventare il candidato sindaco del centrosinistra. Follini che sbarca a Marsala e si allea con Forza Italia contro i DS... a Cefalù roccaforte dell'azzurro Miccichè il candidato sindaco UDC è sostenuto dalla Quercia». È questo l'incipit di un servizio di Felice Cavallaro sulle elezioni amministrative in Sicilia. È un piccolo scorcio di un quadro più ampio e devastato della politica in Sicilia, nel Mezzogiorno e anche in tutto il paese. L'operazione Partito democratico, soprattutto nel Sud, si manifesta per quella che è: una gigantesca operazione trasformista. E funziona come propulsore di un sistema frantumato, personalizzato e clientelizzato in tutte le sue componenti, a destra e a sinistra: da questo punto di vista le elezioni amministrative fungono da macchina della verità. Se penso a quell'opera straordinaria compiuta nel dopoguerra dalla sinistra per organizzare partiti nazionali che contrastarono il clientelismo e il localismo, oggi c'è da che riflettere. Ma per Fassino - leggete la sua intervista sul “Corriere” di domenica - tutto va bene, tutto è a posto.</STRONG></FONT></P>
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		  <STRONG><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" color=#ffffff><FONT face="Courier New" color=#ff8c00 size=6><U>CARI MUSSI E ANGIUS, CHIARITECI LA LINEA POLITICA <BR></U></FONT><FONT face="Times New Roman">di Emanuele Macaluso<FONT size=1><FONT size=1><BR></FONT><BR><IMG alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/IlQuartoStato/mussi_angius.jpg" border=0><BR></FONT></FONT></FONT></STRONG>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Negli anni della “rivoluzione conservatrice” di Reagan e della Thatcher molti becchini diedero per morto il socialismo europeo. Poi abbiamo assistito a smentite clamorose testimoniate dai successi dei partiti socialisti in quasi tutti i Paesi europei negli anni Novanta. Partiti che avevano aggiornato, anche attraverso una dura lotta politica, le loro piattaforme politiche e culturali. Oggi siamo in una fase in cui i partiti socialisti si ritrovano in difficoltà. La tardiva riscossa del socialismo francese, con Ségolène Royal, non aveva alle spalle una elaborazione critica e una piattaforma politica condivisa per sconfiggere un Sarkozy che, invece, aveva costruito un retroterra solido sulla base di un revisionismo conservatore cui si sono arresi Le Pen e lo stesso Chirac. Tuttavia <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Ségolène">la Ségolène</st1:PersonName> ha creato le premesse, come notava Paolo Franchi ieri, per riaprire un discorso che non sia, come molti sperano, una “resa dei conti”.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>Ma ecco che in Italia si rifanno vivi i certificatori della morte del socialismo democratico. Un pensatore della Margherita e teorico del Partito democratico, come Antonio Polito, che tifava Sarkozy, ha dichiarato che il risultato francese «mette in soffitta la funzione del socialismo di stampo classico anche nella versione della donna giovane e aggressiva». Lasciando stare le soffitte, bisogna invece ragionare su come reagire, come fecero i socialisti europei alla fine degli anni Ottanta, dopo la caduta del muro di Berlino, che seppellì il comunismo ma non il socialismo democratico. Il quale riuscì a mettere in campo politiche innovative conquistando consensi in una vasta area di centrosinistra. Su questa strada occorre andare ancora più avanti.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT size=3><STRONG><FONT color=#ffffff><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000"><FONT face=Verdana>In Italia questo compito non potrà essere assolto dal PD. Questo partito è destinato a perdere sia frange centriste perché considerato un partito di sinistra sia gruppi di sinistra che lo vedono come una forza centrista. La manifestazione con cui Mussi e Angius hanno inaugurato il loro percorso politico lo testimonia. Dico subito che la linea che è emersa nella assemblea di Sinistra democratica è confusa e contraddittoria. La proclamata adesione al PSE non può essere un distintivo da mettere all’occhiello, ma una politica nettamente distinta dalla sinistra antagonista. Una sinistra, questa, che nessuno vuole demonizzare, ma che deve fare i conti con se stessa, come partito di governo e forza che si definisce antagonista al sistema. Il pericolo che io intravedo è il congelamento di una sinistra pasticciata e di un Partito democratico asfittico, entrambi in cerca di identità all’interno di un quadro politico sempre più confuso e incerto. La costituente socialista, proposta a Bertinoro e a Fiuggi, potrebbe essere un’occasione per costruire un punto di riferimento (non per dare vita a un partito socialista del 3 o 4%) ovvero una forza in grado di offrire a tutti i socialisti che si riconoscono nel PSE una casa in grado di essere stimolo critico anche per il Partito democratico.<BR></FONT></FONT></FONT></STRONG></FONT><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" face=Verdana color=#ffffff size=3><STRONG>Dominique Strauss-Kahn, antagonista della Ségolène, fautore di una politica di centrosinistra non ha detto di «mettere in soffitta il socialismo» e di dar vita a un partito democratico ma di costruire la socialdemocrazia. Mussi, Angius e i loro compagni devono dirci quale è la loro prospettiva, dopo una manifestazione calorosa ma senza una chiara e comprensibile linea politica.</STRONG></FONT></P>
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		  <P align=center><IMG alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/IlQuartoStato/gramsc.jpg" border=0><BR><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #800000" face="Courier New" color=#ff8c00 size=6><STRONG>ANTONIO GRAMSCI<BR>(1937 - 2007)</STRONG></FONT></P>
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